Polizza Rc Auto: il 34,2% degli italiani la acquista dallo smartphone

Almeno una volta all’anno gli automobilisti devono mettere a budget la spesa per la polizza Rc Auto. Ma come viene acquistata dagli italiani l’assicurazione per l’automobile?
“La pandemia e le restrizioni imposte hanno spinto gli italiani a digitalizzare molti processi – spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it -. Inevitabilmente anche il mondo delle assicurazioni è stato influenzato da queste dinamiche e l’acquisto da smartphone, device che può essere utilizzato in ogni momento e luogo, è ormai una realtà anche per il settore assicurativo”.
Secondo l’analisi di Facile.it, realizzata su un campione di oltre 279.000 polizze Rc Auto sottoscritte online, emerge infatti come rispetto al periodo pre-pandemia la percentuale di chi acquista la polizza Auto direttamente dallo smartphone sia aumentata: se nel Q1 2019 la percentuale era pari al 24,8%, oggi è il 34,2%. In pratica, 1 italiano su 3.

In Friuli-Venezia Giulia il 37,1% la sottoscrive tramite mobile

Dal punto di vista anagrafico, sono soprattutto gli individui con età compresa tra 25 e 44 anni a utilizzare maggiormente il cellulare per rinnovare o sottoscrivere la copertura per la propria vettura (38,8%). Nonostante i 65-74enni siano i meno propensi, quasi 3 italiani su 10 (28,5%) appartenenti a questa fascia d’età si affidano comunque al mobile per l’acquisto. Se a livello nazionale chi usa il cellulare per comprare l’Rc Auto rappresenta il 34,2% del campione, la percentuale sale fino al 37,1% in Friuli-Venezia Giulia, in cima alla classifica delle regioni più propense alla sottoscrizione di una assicurazione attraverso lo smartphone. Seguono sul podio Sardegna (36,5%) ed Emilia-Romagna (36,2%).

Garanzie accessorie, la più richiesta è l’assistenza stradale

Secondo i dati dell’Osservatorio Rc Auto di Facile.it, ad aprile 2022 occorrevano, in media, 443,07 euro, valore in linea con quanto speso a marzo, ma ancora inferiore rispetto a 12 mesi fa (-2,07%).
Quanto alle scelte degli automobilisti in materia di garanzie accessorie emerge come tra coloro che ne hanno inserita una in fase di preventivo, la più richiesta sia l’assistenza stradale (40%). Il dato può essere letto anche in virtù di un parco auto che continua a invecchiare. Lo scorso mese l’età media dei veicoli italiani era pari a poco più di 11 anni e mezzo, valore in aumento rispetto a quello rilevato nello stesso periodo del 2021 (10 anni e 9 mesi).

Anche la moto si assicura online

Tra le garanzie accessorie più richieste, sia pure a grande distanza, seguono la copertura infortuni conducente (19%), la tutela legale (18,4%) e la garanzia furto e incendio (11%). L’analisi di Facile.it non ha preso in considerazione solo la Responsabilità Civile per l’auto, ma anche quella per la moto. E anche in questo caso, dallo studio realizzato su oltre 23.800 polizze Rc Moto acquistate online, emerge che nel primo trimestre del 2022 un italiano su 3 (33,9%) ha acquistato la polizza per le due ruote direttamente dal proprio cellulare. Valore in aumento di 12 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2019.

Second Hand, gli affari si fanno online

E’ diventata la rete la piazza di scambio degli oggetti della categoria Second Hand, o più brutalmente di seconda mano. E no, non si tratta di oggetti di poco valore, e tantomeno di un business secondario: oggi questo comparto vale infatti 24 miliardi di euro, pari all’1,4% del Pil nazionale. E’ questo un dato, fra i tanti, contenuto l’ottava edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da Bva Doxa per Subito, piattaforma per vendere e comprare in modo sostenibile, che ha analizzato comportamenti e motivazioni degli italiani rispetto alla compravendita dell’usato.

Il business è in rete

Il volume degli affari online costituisce quasi il 50% del totale (49%) ed è passato da 5,4 miliardi di euro nel 2014 a 11,8 nel 2021, con una crescita netta di 1 miliardo di euro anno su anno. È quindi proprio grazie all’online che il valore totale della second hand nel 2021 è tornato a livelli pre-pandemia (24 miliardi nel 2019, 23 nel 2020). La second hand cresce principalmente grazie al digitale perché offre un’esperienza d’acquisto sempre più simile a quella dell’’e-commerce, rispondendo alle mutate esigenze dei consumatori. L’online. infatti, costituisce quasi il 50% del volume d’affari totale, passando dai 5,4 miliardi di euro del 2014 agli 11,8 del 2021, con una crescita netta di 1 miliardo di euro anno su anno. Ben il 69% di chi ha comprato e venduto oggetti usati, infatti, lo ha fatto attraverso questo canale perché più veloce (49%), offre una scelta più ampia (43%) e consente di fare tutto comodamente da casa (41%). Dal 2014 al 2021, cresce dal 30% al 70% il numero di chi si rivolge all’online per acquistare mentre chi vende passa dal 45% al 72% attestando una crescita sia in termini assoluti sia di frequenza.

Online supera offline

In particolare, nel 2021 l’online supera l’offline anche come canale più utilizzato per l’acquisto, mentre per la vendita era già assestato e in maniera cross target. La second hand non è una scelta occasionale o esperienza isolata. La frequenza della compravendita di usato continua a crescere insieme al numero di oggetti comprati e venduti. Dall’Osservatorio emerge che Il 72% di chi ha acquistato e il 69% di chi ha venduto lo fa almeno una volta ogni 6 mesi. Inoltre, il 72% di acquirenti e il 76% di venditori dichiara di avere comprato almeno lo stesso numero di oggetti dell’anno precedente, In pratica una volta scoperto questo mercato e sperimentata l’immediatezza e la facilità di utilizzo, fare second hand diventa una sana abitudine che attrae ogni anno nuove persone (15% nel 2021).La second hand mantiene il terzo posto tra i comportamenti sostenibili più messi in atto dagli italiani (52%), con picchi ancora più alti di adozione nel 2021 per Laureati (68%), Gen Z (66%), 35-44 anni (70%) e Famiglie con bambini (68%). 

In due anni al Sud -2,1% occupati

Secondo il dossier Il lavoro nel Mezzogiorno tra pandemia e fragilità strutturali, della Fondazione studi consulenti del lavoro, la pandemia ha reso il Sud ancora più debole sotto il profilo occupazionale. Il calo degli occupati, passati da 6.093mila del 2019 a 5.968mila del 2021, per una perdita di circa 125mila unità (-2,1%), è stato solo in parte attenuato dal boom del settore edile, l’unico a registrare un saldo positivo (+60mila occupati). Alla base della contrazione occupazionale del Sud ci sono le criticità di un’economia e di un sistema lavoro che non riescono a invertire la parabola discendente. Ma il dossier evidenzia anche la depressione dell’offerta di lavoro e il deterioramento della già bassa qualità dello stesso.

Il tasso di inattività sale al 46,2% nel 2021

Nel biennio 2019-2021 le persone in cerca di lavoro al Mezzogiorno sono diminuite di 129mila unità, -9,9% rispetto al -3,6% del Centro Nord. Il tasso di inattività tra la popolazione in età lavorativa è passato dal 45,4% del 2019 al 46,2% del 2021, collocandosi sopra il resto del Paese di 16,3 punti percentuali. La crisi, inoltre, ha evidenziato la precarizzazione dell’occupazione meridionale. Nel 2021, su 10 contratti attivati 4 risultano temporanei e part time (nel Centro Nord la percentuale è del 28,1%). Di contro, si è ridotta la quota delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato, passata dal 32,1% del 2014 al 17,1% del 2021.

Aumentano le famiglie in difficoltà anche tra gli occupati

Ma un altro fattore è l’impoverimento del lavoro. Il calo degli stipendi, insieme alle difficoltà vissute dai lavoratori autonomi, durante la pandemia ha incrementato il numero di famiglie in situazioni di povertà anche tra gli occupati.  Al Sud, poi, diversamente dal resto d’Italia, si amplia il divario di genere. Nel biennio 2019-2021 le donne hanno registrato una perdita occupazionale (-2,7%) di gran lunga superiore a quella degli uomini (-1,7%), e in generale, il tasso di occupazione femminile nel Mezzogiorno si attesta al 33%, -23,8% di quello maschile, e 25 punti sotto quello del Centro Nord.
Ma non è tutto: la questione giovanile nel Mezzogiorno è da anni una vera e propria emergenza nazionale.

Crescere il divario rispetto al resto del Paese

Alle ataviche criticità del contesto meridionale (scarsità di opportunità lavorative, precarietà del lavoro, calo demografico), si è aggiunto un diffuso atteggiamento di disaffezione e allontanamento dal lavoro. Tra il 2010 e il 2020 al Sud si è registrato un calo di quasi 400mila occupati tra i giovani con meno di 35 anni, soprattutto tra i giovanissimi di 15-24 anni.
“L’economia meridionale negli ultimi vent’anni ha visto crescere sempre più il proprio divario rispetto al resto del Paese – spiega Rosario De Luca, presidente di Fondazione Studi -. In tale contesto, qualsiasi politica occupazionale rischia di avere il fiato corto, in assenza di interventi che permettano un vero rilancio del Mezzogiorno”.

Salute: un italiano su due si informa su Internet

Il 53% dei nostri connazionali tra i 16 e i 74 anni di età, in pratica un italiano su due, preferisce usare Internet per avere informazioni sulla salute.
Si tratta di un dato di poco inferiore alla media europea, che si attesta al 55%. Insomma, per ottenere informazioni sulla salute gli italiani e gli europei non fanno riferimento al medico o allo specialista. Almeno, non tutti. A confermarlo sono gli ultimi dati Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea, riferiti all’anno 2021. In particolare, su Internet i cittadini italiani ed europei cercano notizie relative alle malattie o alle cure, ma anche consigli per migliorare in generale il proprio benessere fisico. Ad esempio, cercando online informazioni e consigli sull’alimentazione. 

In 10 anni aumenta in tutta Europa l’uso del web per le informazioni sanitarie

Un’abitudine sempre più diffusa in tutta Europa, se si considera che nel 2011 la quota di europei che usavano il web per trovare informazioni sanitarie era del 38%, il 17% in più rispetto a dieci anni fa.  E in Italia nell’ultimo decennio il salto in avanti è stato addirittura di 26 punti percentuali: era il 27% nel 2011, e nel 2021 sale al 53%. Nell’ultimo decennio l’aumento è avvenuto in tutta Europa, anche se, secondo i dati diffusi da Eurostat, il salto più elevato è stato registrato a Cipro (+46% rispetto al 2011), seguita dalla Repubblica Ceca (+33), da Malta (+32) e Spagna (+31).

Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia, e Danimarca sul podio

La percentuale di persone che cercano informazioni sanitarie online per scopi privati continua comunque a essere molto diversa tra gli Stati membri. La quota maggiore, nel 2021, è stata registrata in Finlandia (80%), seguita da Paesi Bassi e Norvegia (entrambe con il 77%), Danimarca (75%) e Cipro (74%). Per le quote più basse bisogna guardare alla Bulgaria (36%), alla Romania (40%), alla Germania (45%) e alla Polonia (47%), riferisce Ansa.

Eurostat: il punto di accesso a un’ampia gamma di dati sulla salute

Insomma, i cittadini della UE cercano online informazioni sanitarie relative a lesioni, malattie, alimentazione, migliorare la salute e il benessere.  La pagina panoramica di Eurostat, sulla salute funge da punto di accesso a un’ampia gamma di dati disponibili, incentrati sulla salute pubblica e sulla salute e sicurezza sul lavoro. La sezione dedicata dà accesso diretto alla banca dati sanitaria, che contiene sezioni su stato di salute, determinanti sanitari, assistenza sanitaria, disabilità, cause di morte, e salute e sicurezza sul lavoro. Se si cercano dati con analisi di accompagnamento, si può trovare la sezione Eurostat Statistics Explained, che contiene un elenco di tutti gli articoli e le pubblicazioni relative alla salute.

RC auto, premi a +5%: i consigli per risparmiare

Secondo l’Osservatorio RC Auto di Facile.it a febbraio 2022 per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrono, in media, 447,91 euro, il 4,9% in più rispetto a gennaio. A febbraio 2021 l’importo medio era invece pari a 464,09 euro, ma sebbene i premi siano ancora inferiori rispetto a un anno fa, a febbraio 2022 si è assistito a un leggero aumento delle tariffe. Insomma, oltre ai costi sempre più onerosi di benzina e diesel, l’altra spesa che incide sulle tasche degli automobilisti è quella della polizza RC auto.  Non sapendo se questo lieve rialzo rappresenti l’inizio di un trend di lungo periodo, Facile.it propone cinque consigli per risparmiare sull’RC auto.

Le assicurazioni non sono tutte uguali, e nemmeno gli automobilisti

Innanzitutto, confrontare le proposte disponibili sul mercato: le assicurazioni non sono tutte uguali e nemmeno gli automobilisti. Uno stesso nucleo familiare, ad esempio, potrebbe trovare conveniente fare la polizza assicurativa con compagnie diverse se possiede più veicoli.
Inoltre, è bene scegliere con attenzione le coperture aggiuntive, molto utili, ma anche in questo caso vanno scelte con cura. Assicurare contro il furto un veicolo vecchio potrebbe infatti non avere alcun senso. Da qualche tempo poi è entrata in vigore la cosiddetta RC familiare, che consente non solo di ereditare la classe di merito da un familiare convivente, ma anche di trasferire i benefici della classe di merito da una moto a un’auto e viceversa. Un importante risparmio per chi sottoscrive una nuova polizza, o per un neopatentato.

Quale polizza scegliere?

Se cercare di risparmiare è legittimo lo è altrettanto non rinunciare a caratteristiche importanti della polizza, che se sottoscritte, porterebbero a gravi problemi in caso di sinistro.
Se non siamo gli unici a guidare il mezzo meglio non sottoscrivere una polizza che preveda la guida esclusiva. Di contro, se davvero siamo e saremo gli unici alla guida, questa opzione può ridurre il premio in modo importante. Ma se al momento del sinistro non saremo alla guida dovremo rifondere il danno alla controparte. Se, invece, al volante potrebbe esserci qualche familiare con meno di 26 anni meglio non sottoscrivere una polizza con la sola guida esperta. 

Scatola nera e alcool lock

Oggi sono sempre più gli italiani che accettano di installare sul proprio veicolo un apparecchio che registri i dati di guida (la scatola nera) a fronte di una diminuzione del premio da pagare. Ovviamente, in caso di sinistro, saranno i dati registrati dalla scatola nera a far fede, e sarà inutile, ad esempio, giurare di non aver superato i limiti di velocità se lo si è fatto. Meno diffuso, ma altrettanto utile, è il cosiddetto alcool lock, ovvero uno strumento che rileva il tasso alcolemico del guidatore, e nel caso in cui il tasso sia troppo elevato, impedisce l’accensione del veicolo. Installare questo strumento potrebbe far diminuire il premio RC auto, e salvare molte vite.

Cosa fare se si sospetta che i propri figli frequentino cattive amicizie?

Soprattutto quando si hanno figli che escono dal periodo dell’adolescenza e cominciano a frequentare altre persone al di fuori del contesto familiare, iniziano alcune preoccupazioni per i genitori.

Tali timori sono legato al fatto che i figli tendono a parlare sempre meno in casa di quel che fanno con gli amici, e delle volte essi manifestano un cambio di umore repentino tipico dell’età adolescenziale, ma che può celare anche dell’altro.

Le persone che i ragazzi frequentano al di fuori del contesto familiare infatti, hanno una influenza diretta sul loro comportamento e in taluni casi sono in grado di plasmare i più deboli a proprio piacimento. Questo è proprio il terreno fertile nel quale il più delle volte i giovanissimi commettono degli errori o compiono gesti che in altri momenti della propria vita non si sarebbero sognati di commettere.

Ciò è proprio uno dei principali grattacapi dei genitori al giorno d’oggi, uno stato di preoccupazione che li avvolge ogni qualvolta i figli escono di casa dato che chiaramente vorrebbero sempre il meglio per loro.

Questo è ampiamente condivisibile, ed è lecito e giusto, oltre che previsto dalla legge, che i genitori si interessino di cosa facciano i propri figli quando non sono tra le mura domestiche.

Dunque i genitori vogliono sapere cosa fanno i figli in loro assenza, chi frequentano ed in quali luoghi trascorrano il proprio tempo in loro assenza.

I genitori vengono visti come un ostacolo

È un dato di fatto per i genitori il non poter sapere dove si trovino realmente i figli in loro assenza quando sono con gli amici, né il cosa facciano, e questo crea certamente uno stato d’ansia. Tra l’altro non sempre i figli accettano l’idea di dover cambiare amicizie se queste sono ritenute pericolose dai genitori, e questo può dunque essere causa di nervosismi e frizioni in famiglia.

 Al contrario, i ragazzi in questo caso tendono ad assumere un atteggiamento di rifiuto e negazione e si chiudono ulteriormente in loro stessi, al punto tale da cominciare a vedere nei genitori un ostacolo alla propria libertà.

Proprio da casi simili nasce da parte dei genitori la necessità di indagare per cercare di capire cosa facciano i figli in loro assenza, chiaramente in maniera discreta e senza che loro possano in nessun caso accorgersi di essere seguiti o osservati a distanza.

Una agenzia investigativa può offrire la soluzione

Da questo punto di vista è possibile considerare l’idea di rivolgersi ad una agenzia investigativa per usufruire dei servizi di controllo sui minori. Si tratta di una attività di indagine volta al controllo sui giovanissimi, così da avere l’opportunità di poter valutare la situazione e fare in modo che i genitori possano avere un quadro chiaro e completo.

In questa maniera sarà possibile soprattutto intervenire in tempo e mettere al sicuro i giovani da eventuali situazioni a rischio nelle quali stanno inconsapevolmente scivolando, evitando così danni peggiori.

Quali sono i rischi per i giovani che frequentano cattive amicizie?

Di solito i giovani che frequentano amicizie poco raccomandabili vanno incontro a problemi legati al consumo di alcool, ma non solo. Nei casi peggiori essi cominciano ad assumere droghe di vario tipo, il che è un problema perché a lungo andare si può andare incontro ad una possibile dipendenza cronica dalle stesse, e questa è una possibilità da evitare certamente considerando anche che possono avere conseguenze negative sulla salute e sulle capacità del corpo in genere.

Gli episodi di sottrazione di denaro in casa rappresentano già un primo campanello d’allarme che merita sicuramente grande attenzione.

Ecco perché è bene usufruire dei servizi di una agenzia investigativa e sciogliere ogni dubbio, restituendo ai genitori la serenità di cui hanno bisogno.

Carburanti sempre più cari: in un anno i prezzi aumentano fino al 60% 

Gli aumenti dei prezzi del carburante sono in costante crescita, e si ripercuotono inevitabilmente sulle tasche degli automobilisti italiani, ma soprattutto su coloro che non possono fare a meno di utilizzare un mezzo proprio per lavorare. Il costo della benzina e del diesel ha infatti ormai superato i 2 euro al litro, e secondo una analisi di Facile.it, il portale di comparazione prezzi, oggi il prezzo del diesel è più alto di circa il 60% rispetto al mese di febbraio 2021, mentre  per un pieno di benzina l’aumento rilevato è del 46%. I rialzi risultano leggermente più contenuti se si fa riferimento al mese di dicembre 2021. In questo caso, per fare il pieno a una vettura a gasolio oggi si spende, in media, circa il 39% in più rispetto all’ultimo mese del 2021, e il 28% in più per un pieno di benzina.

Quanto spenderanno in più tassisti e autotrasportatori?

In base alle simulazioni di Facile.it, considerando i chilometri percorsi annualmente da un tassista alla guida di una vettura ibrida-benzina in una grande città, la spesa totale annua media è passata dai 2.040 euro di febbraio 2021 ai 3.133 euro di marzo 2022. Non va meglio a un autotrasportatore, che per un viaggio andata e ritorno da Torino a Palermo, attualmente deve mettere a budget circa 1.664 euro, contro i 1.037 euro di febbraio 2021.

La spesa annua per una famiglia potrebbe essere maggiore di quasi 900 euro

Ovviamente le ripercussioni sono rilevanti anche per le famiglie italiane. La spesa annua stimata da Facile.it per un nucleo famigliare medio arriverebbe a essere maggiore di quasi 900 euro rispetto a febbraio 2021. Inoltre, ipotizzando, che i prezzi dei carburanti rimangano superiori a 2,1 euro al litro anche per tutto il resto di marzo, nel primo trimestre del 2022 per rifornirsi alla pompa si spenderebbe, mediamente, il 31% in più per i veicoli a diesel e il 25% in più per le auto a benzina.

Il Governo taglia le accise: -30,5 centesimi al litro

Il Governo ha quindi comunicato le proprie decisioni per contrastare il rincaro dei carburanti: il taglio momentaneo delle accise ha portato a uno sconto di 30,5 centesimi per benzina e diesel.
Di fatto, con l’entrata in vigore del taglio delle accise i carburanti hanno raggiunto la media di 1,78 euro al litro per la benzina e di 1,77 euro/litro per il gasolio. E i listini dei carburanti sono tornati ai livelli pre-conflitto in Ucraina, con la benzina tornata ai livelli di dicembre 2021 e il gasolio che segna le stesse quotazioni di metà febbraio 2022.

Lavoro, nel 2021 + 29% offerte pubblicate e oltre 3 milioni di ricerche

Sono oltre 450.000 le offerte di lavoro pubblicate dalle aziende italiane nei dodici mesi del 2021 sulla piattaforma per la ricerca di lavoro online InfoJobs, un dato che corrisponde al +29% anno su anno.
L’incremento è generalizzato in tutta Italia e nessuna regione ha registrato flessioni negative rispetto al 2020. Nonostante un panorama economico-sociale che in due anni, ha visto l’avvicendarsi di situazioni critiche come conseguenza dell’emergenza sanitaria, il 2021 sembra quindi chiudersi positivamente per il mercato del lavoro.

Un’espressione di capacità e intraprendenza da parte di aziende e candidati

L’Osservatorio sul Mercato del Lavoro 2021 di InfoJobs, analizzando le offerte di lavoro pubblicate sulla piattaforma e le ricerche attive da parte delle aziende, conferma quanto già evidenziato nel primo semestre dell’anno 2021. 
“Vogliamo interpretare questo risultato come l’espressione di capacità, caparbietà e intraprendenza sia da parte delle aziende che da parte dei candidati, che mai hanno smesso di credere nella ripresa del mercato del lavoro – commenta Filippo Saini, Head of Job di InfoJobs -. Pur entrando in un 2022 che si preannuncia ancora difficile e soprattutto incerto, permane il nostro compito di facilitare l’incontro tra aziende e candidati, che sono oltre 6,5 milioni, mettendo la nostra expertise digitale al servizio dei bisogni del Paese reale”.

La top 5 delle regioni più attive per numero di offerte

In cima alla classifica delle regioni che spiccano per offerte di lavoro si conferma per il quinto anno consecutivo la Lombardia, con il 31,5% del totale nazionale delle offerte pubblicate dalle aziende su InfoJobs. Al secondo posto si posiziona l’Emilia-Romagna (17,2%), al terzo posto il Veneto (14,2%), seguito dal Piemonte al quarto posto (9%), e al quinto la Toscana (6%). Quanto alle province, le evidenze di InfoJobs riconfermano al primo posto della classifica Milano come provincia più attiva, nella quale si concentra il 12,2% delle offerte.

A Reggio Emilia +55% rispetto al 2020

Nelle posizioni a seguire, la classifica presenta un leggero dinamismo rispetto al 2020, con province a pari merito. Roma e Torino sono entrambe al secondo posto con il 4,6% delle offerte, Bergamo e Bologna, che sale di una posizione rispetto al 2020, insieme al terzo posto con il 4,2%, mentre al quarto posto Brescia (4,1%), e ancora un pari merito in chiusura della top 5 con l’ingresso di Verona e Modena (3,2%). Il rinnovamento del mercato del lavoro impatta anche altre province. Nella top 10 spiccano per un ingente incremento in termini di offerte rispetto all’anno precedente Firenze, al nono posto, con il +27%, e Reggio Emilia, al decimo posto, che nel 2021 registra un +55%.

Internet, tutti sul web da smartphone e tablet

Tutti appassionatamente sul web, sempre e comunque. Tanto che con 44,3 milioni di utenti unici mensili in media nel 2021 la total digital audience ha raggiunto il 74,5% della popolazione dai 2 anni in su (+2,2% rispetto alla media del 2020). Lo riferiscono i nuovi dati Audiweb Database, prodotti con il sistema di rilevazione Audiweb 2021, riferiti a dicembre 2021.

Smartphone e tablet i device più utilizzati

La fruizione da Mobile (Smartphone e/o Tablet) ha raggiunto un livello di concentrazione dell’89,8% della popolazione di 18-74 anni, con 39,1 milioni di individui che si sono collegati mensilmente in media nel 2021 da questi device. Rispetto al 2020 la fruizione di internet nel giorno medio ha registrato un incremento dell’8,2%, con un uso nel quotidiano ancora in crescita tramite Mobile che raggiunge il 77,5% della popolazione tra i 18 e i 74 anni (+12,8%) e di quasi il 90% nel mese medio. Nel 2021 l’andamento dell’audience online nel giorno medio tra i diversi mesi dell’anno riprende la forma a cui eravamo abituati, dopo l’anno dell’esplosione della pandemia Covid 19 in cui l’andamento era stato completamente stravolto. Ritroviamo, infatti, lievi cali nella frequenza di fruizione in corrispondenza dei mesi estivi o di intervalli legati a particolari festività e picchi di audience nei momenti di ritorno alla normalità, ad esempio dopo le vacanze estive o in periodi con eventi di particolare rilievo.

Le cinque categorie di siti e app giù frequentate on line

Interessante è anche scoprire quali siano le prime cinque categorie di siti e applicazioni mobile più visitate nel 2021. Tra questi, infatti, i più visitati in media mensilmente nel 2021 troviamo le categorie che raggruppano i motori di ricerca (Search) con 41,5 milioni utenti unici mensili, i servizi e strumenti online (Internet Tools / Web Services) con 39,6 milioni di utenti unici in media, le piattaforme e siti di video e cinema (Video / Movies) con 38,8 milioni di utenti unici, i portali generalisti (General Interest Portals & Communities) con 38,6 milioni di utenti, i Social Network (Member Communities) con 38,5 milioni di utenti, le testate di informazione online (Current Events & Global News) con 38,1 milioni di utenti. Presentano elevati valori di audience media mensile anche le categorie che raggruppano i siti e le piattaforme di e-commerce di largo consumo (Mass Merchandiser) con 32,2 milioni di utenti unici in media nel 2021, i siti governativi (Government) con 30,1 milioni di utenti e i siti dedicati alla salute e al benessere (Health, Fitness & Nutrition) con 29,9 milioni di utenti.

Smart Home, il mercato riprende a correre: nel 2021 +29%

Nel 2021 il mercato della Smart Home ha ripreso a correre, registrando una crescita del 29% rispetto al 2020 e raggiungendo quota 650 milioni di euro. Gli elettrodomestici guidano il mercato, con una quota pari al 21% e un tasso di crescita del 35%, grazie a un progressivo ampliamento dell’offerta e al boom di alcune tipologie di piccoli elettrodomestici, come robot aspirapolvere e purificatori d’aria. Gli smart speaker però dominano il mercato (20%, +25%), con gli acquisti orientati sempre più verso dispositivi dotati di display, che corrispondono al 25% degli speaker venduti nel 2021. Rimane però molto da fare per abilitare una vera integrazione con la Smart Home. In Italia solo l’11% dei possessori di smart speaker li utilizza per gestire altri oggetti smart in casa. Sono alcuni risultati della ricerca sulla Smart Home di BVA Doxa, condotta per l’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano.

Sicurezza e climatizzazione 

In ripresa le soluzioni per la sicurezza (19%, +20%) che però non permette di colmare il gap rispetto al 2019. Si tratta di un mercato trainato da soluzioni hardware (videocamere, sensori per porte/finestre e serrature connesse), anche se si osservano sempre più offerte legate ad abbonamenti per fare chiamate automatiche di emergenza o attivare servizi di pronto intervento in caso di allarme. Caldaie, termostati e condizionatori connessi rappresentano invece il 17% del mercato, per una crescita del +45% rispetto al 2019 favorita da Superbonus ed Ecobonus, e dalla possibilità di ottenere benefici nel risparmio energetico e comfort. La rimanente quota è costituita da casse audio, lampadine, smart plug e dispositivi per gestire tende e tapparelle da remoto.

I canali di vendita

Nel 2021 gli eRetailer hanno continuato a cavalcare la forte spinta agli acquisti online (+25%) raggiungendo il 35% del mercato, mentre i retailer multicanale e la filiera tradizionale hanno visto una crescita addirittura del +45%. I retailer multicanale hanno aumentato il valore di fatturato del +29%, grazie al ritorno dei clienti nei negozi e al crescente interesse verso la possibilità di gestire da remoto dispositivi ed elettrodomestici connessi. Anche la filiera tradizionale ha osservato una forte crescita (+40%), dovuta soprattutto alla spinta data dagli incentivi statali.

I consumatori

Gli italiani sono sempre più interessati all’acquisto di oggetti smart per la casa, e quasi la metà di loro possiede almeno un oggetto smart. Nel 2021 il 46% delle persone possiede almeno un dispositivo connesso (+3% rispetto al 2020), in particolare tra i 18 e i 34 anni (63%) e tra coloro che hanno una maggiore familiarità con le tecnologie (78%). Le motivazioni che spingono all’acquisto? Comfort (38%), sicurezza (22%) e la possibilità di controllare a distanza i dispositivi connessi (14%).
Ma la Smart Home si fa sempre più spazio anche come fenomeno di massa, con la pubblicità in TV come prima fonte di conoscenza (51%), seguita da internet (34%), word-of-mouth (26%) e social network (20%).