I cybercriminali sfruttano l’emergenza sanitaria per minacciare le aziende

Tempo di lockdown, ma non per il cybercrimine. Le minacce informatiche ai danni delle aziende non sono in quarantena, al contrario. In tutto il mondo l’emergenza Covid-19 ha visto un aumento vertiginoso degli attacchi informatici, che sfruttano l’emergenza sanitaria e la rapida ascesa dello smart working. Secondo Check Point Software Technologies, fornitore di soluzioni di cybersecurity a livello globale, l’emergenza sanitaria è una vera e propria “tempesta perfetta per la sicurezza delle aziende”.

Dai risultati di una ricerca condotta con Dimensional Research su 411 professionisti dell’It e della sicurezza, il 71% degli intervistati ha infatti segnalato un aumento delle minacce o degli attacchi dall’inizio dell’epidemia, e i tentativi di phishing sono considerati la principale modalità di attacco.

Il 95% dei professionisti It ha dovuto affrontare ulteriori problemi di sicurezza

Oltre al phishing, le aziende segnalano anche siti web dannosi che affermano di offrire informazioni o consigli sulla pandemia, seguiti da malware e ransomware. Sempre secondo la ricerca di Check Point Software Technologies il 95% dei professionisti It intervistati afferma di aver dovuto affrontare ulteriori problemi di sicurezza informatica a causa della diffusione del Covid-19.

Per i professionisti le tre sfide principali per arginare le minacce sono state la fornitura di un accesso remoto sicuro per i dipendenti (citato dal 56%), la necessità di soluzioni scalabili per l’accesso da remoto (55%) e di dipendenti che utilizzano soluzioni shadow It, come software, strumenti e servizi non testati, riporta Ansa.

Lo smart working nel mirino degli attacchi

Per i prossimi mesi il 61% delle imprese teme ancora rischi legati allo smart working, e il 55% ritiene che la sicurezza dell’accesso da remoto debba essere migliorata. Il 49%, invece, è preoccupato per la necessità di aumentare la sicurezza degli endpoint. Il dispiegamento di tecnologie più o meno adatte al telelavoro sta avendo un impatto notevole sull’impianto di sicurezza del sistema Paese. I lavoratori da remoto, infatti, stanno lasciando le tecnologie Enterprise in azienda (o nel Cloud di cui essa si serve) meno custodite di prima e i cyber criminali questo lo sanno bene, riferisce Cybersecurity.it. L’inflazione nel numero di aziende e nuovi servizi online sull’internet pubblico facilita le attività di ricognizione delle reti alla ricerca di vulnerabilità, che costituisce una delle prime fasi di qualunque tentativo di attacco informatico dall’esterno.

Vulnerabilità del telelavoro per la paura del Covid-19

Tali strumenti troveranno un maggior numero di bersagli e più rapidamente, concentrandosi inoltre sui più noti protocolli di rete usati da VPN, piattaforme di videoconferenza, desktop virtuali, nonché condivisione di dati, gestione di dispositivi (MDM) e di risorse. Di fatto stanno spuntando velocemente nuove campagne di phishing e di diffusione di malware, anche su smartphone, che sfruttano le paure legate al Covid-19. Al di là delle conseguenze dei data breach individuali, lo sfruttamento di una tale potenza di calcolo aggregata, nelle mani di una o più organizzazioni criminali, può trasformarsi in una minaccia estremamente importante da fronteggiare.

Intelligenza artificiale più sostenibile, con nuovi circuiti e meno consumo energetico

Grazie a circuiti più veloci e minore consumo energetico l’intelligenza artificiale diventa più sostenibile. I nuovi circuiti di calcolo si basano anch’essi sulle reti neurali, ma permettono di svolgere operazioni complesse in modo più veloce, e di conseguenza, hanno bisogno di un apporto di energia inferiore.

Questo non accadrà nel futuro, ma è già realtà, perché il nuovo circuito già esiste, ed è stato sviluppato dal Politecnico di Milano. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances.

“I risultati di performance in termini di velocità e consumo di energia – spiegano i ricercatori del Politecnico di Milano – pongono le basi per una nuova generazione di acceleratori di Intelligenza artificiale, con maggiore efficienza energetica e migliore sostenibilità a livello globale”.

Elaborare i dati direttamente all’interno della memoria, come nel cervello umano

I nuovi circuiti, spiegano gli autori della ricerca, “mappano più fedelmente la struttura delle cosiddette reti neurali e le caratteristiche delle sinapsi biologiche, su cui si basano i sistemi di Intelligenza artificiale. Uno dei modi è elaborare i dati direttamente all’interno della memoria, esattamente come nel cervello umano”.

Grazie alle reti neurali, gli attuali sistemi di Intelligenza artificiale, come quelli utilizzati in un comune smartphone, sono in grado di riconoscere un volto o un oggetto, e di interpretare correttamente una parola o un brano musicale. Al costo, però, di un elevato consumo energetico, riporta Ansa.

Ridurre l’impronta ambientale delle reti neurali

“Le reti neurali – precisano i ricercatori del Politecnico di Milano – hanno, infatti, bisogno di un opportuno addestramento, così energeticamente oneroso che la loro impronta ecologica può eguagliare quella di cinque automobili in tutto il loro arco vitale”, aggiungono i ricercatori.

L’obiettivo dei nuovi circuiti è ridurre questa impronta ambientale, eseguendo calcoli complessi in una sola operazione. I nuovi circuiti riescono perciò a eseguire in una sola operazione una funzione cognitiva nota come regressione, utilizzando una memoria resistiva, chiamata memristore, che riesce a memorizzare un dato qualsiasi nel valore della sua resistenza.

Elementi di memoria organizzati in una matrice di pochi milionesimi di metro

Gli elementi di memoria sono stati quindi organizzati in una matrice delle dimensioni di pochi milionesimi di metro, e il primo test è stato determinare la retta che meglio descrive una sequenza di dati, permettendo ad esempio di prevedere l’andamento della Borsa sulla base di un semplice modello lineare.

È stata poi dimostrata la regressione logistica, che permette di classificare un dato all’interno di una banca dati. Questa funzione è fondamentale nei cosiddetti sistemi di raccomandazione, che rappresentano un importante strumento di marketing per gli acquisti sul web.