Durante il lockdown più spesa per benessere e passioni

Durante il lockdown i prodotti elettronici, quelli per la cura di sé e il benessere, per la casa, il giardinaggio e la cucina hanno registrato un incremento delle vendite, mentre le spese in abbigliamento e accessori hanno subito una battuta d’arresto, con un decremento a doppia cifra per le calzature e i gioielli. Atteggiamenti divergenti si rilevano invece nell’ambito degli accessori, in particolare, le borse. Se la maggior parte delle regioni ha ridotto lo shopping in questa ultima categoria, la Liguria ha raggiunto un +12% e la Puglia un +22%.

Si tratta dei risultati di un’analisi di Qvc Italia, secondo cui l’homewear e il nightwear sono i comparti che hanno dimostrato il maggiore dinamismo.

Incrementi per giacche, maglieria e comparto beauty

Allo stesso tempo sono andate molto bene le vendite di giacche, complici probabilmente le videocall dello smartworking. In tutte le regioni c’è stata una crescita relativa agli acquisti di questo capo, con un aumento del 65% in Friuli-Venezia Giulia e del 45% in Trentino-Alto Adige. Sono positivi anche i dati della maglieria, con +51% in Piemonte e +47% nelle Marche. Nel comparto beauty, invece, le tendenze sono state diverse e articolate. Se bath & body in generale ha avuto un trend in linea con il 2019, i beauty tool hanno funzionato in tutte le regioni, con incrementi dell’oltre 40% in Campania, riferisce Adnkronos.

Boom per l’haircare e l’health&fitness

Il make-up invece è regredito, a favore del nail care (+90% in Calabria) e dell’haircare, che ha registrato un vero e proprio boom. Qui il Veneto è ultima in classifica, con una crescita del 42%, mentre le Marche detengono il primato, con un +132%. La cura dei capelli raggiunge così un ruolo centrale nella definizione della propria immagine. Per quanto riguarda il benessere, sono state osservate performance interessanti nell’ambito degli integratori, con un picco in Trentino-Alto Adige (+60% rispetto al 2019). Lo shopping di prodotti per l’health&fitness però è cresciuto un po’ ovunque, anche se le regioni più “sportive” sono state la Lombardia (+150%) e le Marche (+208%).

Acquisti online per tecnologia, food, e passatempi

Le clienti Qvc hanno però potenziato, o scoperto, anche l’elettronica, e i computer e i prodotti informatici sono cresciuti soprattutto in Puglia e Veneto.

Utenti più confidenti anche con il tema degli acquisti online, tanto che fra marzo e maggio le regioni più propense all’e-commerce sono state le Marche (soprattutto prodotti health), l’Umbria (haircare) e l’Abruzzo, con doppie cifre nel food. Gli acquisti di prodotti gastronomici sono raddoppiati anche in Umbria, Basilicata e Calabria. Fra i passatempi, quello che ha avuto più successo è stato il gardening, con un picco in Puglia (+142%), una crescita che consegna alla regione il primato d’Italia. Per quanto riguarda l’home decoration il Friuli si è dimostrato più sensibile al comparto, mentre la Liguria ha registrato una decrescita. La categoria household, infine, ha interessato tutta Italia, con un notevole incremento degli acquisti in Puglia e Lombardia.

L’Italia è tra Paesi più colpiti dall’infodemia. Cina e Russia principali fonti di disinformazione

In queste settimane di crisi sanitaria la disinformazione si è alimentata di paure e ansie, e ovviamente si è concentrata sui Paesi più colpiti dal Coronavirus. L’Italia è purtroppo fra questi, e nel nostro Paese la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni errate o fuorvianti ha trovato un terreno fertile per poter prosperare. Il Covid ha reso le società più vulnerabili, e non solo dal punto di vista sanitario ed economico. Accanto alla pandemia si è diffusa la cosiddetta infodemia, un fenomeno contro il quale sono impegnati i governi e i giganti del web. Ma secondo la Commissione europea si dovrebbe fare di più.

Google ha bloccato e rimosso oltre 80 milioni di inserzioni pubblicitarie legate al Covid

Le principali fonti di disinformazione risultano essere la Russia e la Cina, riporta Ansa. Secondo la vicepresidente della Commissione europea, Vera Jurova, “abbiamo sufficienti prove per dirlo”. Inoltre, durante la presentazione in videoconferenza stampa a Bruxelles sulla disinformazione, la vicepresidente Jurova ha indicato come durante la pandemia “Google abbia bloccato e rimosso oltre 80 milioni di inserzioni pubblicitarie legate al Covid a livello globale”.

Bloccare il flusso di entrate pubblicitarie legate alla disinformazione

“Dobbiamo garantire che le piattaforme online siano trasparenti, perché i cittadini devono sapere da dove e come arrivano loro le informazioni”, ha aggiunto Vera Jurova, onde evitare che vengano stanziati “incentivi finanziari per diffondere la disinformazione”.

Per questo motivo, ha sottolineato ancora la vicepresidente della Commissione europea, “stiamo prendendo provvedimenti per comprendere meglio il flusso di entrate pubblicitarie legate alla disinformazione”.

Secondo la vicepresidente, la lotta alla disinformazione non significa censurare le informazioni sbagliate. “Coloro che sono responsabili dell’argomento in questione devono avere un atteggiamento proattivo e diffondere fatti veri – ha commentato – e difendere le informazioni affidabili”.

Le piattaforme online e i social network devono fare di più

Nella lotta ai contenuti lesivi legati alla crisi da coronavirus, “le piattaforme online devono fare di più” – ha spiegato la vicepresidente -. Il nostro Codice sulla disinformazione è stato solo il primo passo. Ha margini di miglioramento”. Per questo, ha sottolineato Vera Jurova, “ora invitiamo gli online a fornire relazioni mensili con informazioni più dettagliate che mai”. Anche perché si teme che dopo il coronavirus, “i vaccini saranno il prossimo campo di battaglia”, ha puntualizzato.

Il social network cinese TikTok, ha assicurato Jurova, “mi ha confermato che stanno aderendo al Codice Ue sulla disinformazione e concluderanno molto presto le formalità. E stiamo negoziando anche con WhatsApp”.

Fase 2, puntare sull’occupazione femminile per uscire dalla crisi

Nei settori della sanità e dell’istruzione le donne sono il 72,4% dei lavoratori occupati, e nei servizi destinati alla persona sono il 69,1%. Insomma, nei settori chiave del nuovo sociale le donne sono la maggioranza, circa 3,8 milioni rispetto a 1,5 milioni di uomini. È quanto emerge dai dati Eurostat elaborati da Rur, Rete Urbana delle rappresentanza, nella ricerca Le energie femminili indispensabili per ripartire. Secondo lo studio per ripensare ai cambiamenti strutturali necessari a ridare slancio alla nostra economia un ruolo decisivo dovrà essere ricoperto dal sostegno all’occupazione, soprattutto all’imprenditorialità femminile.

“La questione femminile è il motore più importante per il cambiamento”

“Se effettivamente volessimo elaborare strategie d’innovazione a seguito della più importante crisi globale dopo la Seconda Guerra Mondiale la questione femminile dovrebbe costituire il motore più importante per il cambiamento – commenta il presidente della Rur Giuseppe Roma -. Fra i grandi Paesi europei, infatti, il nostro mercato del lavoro include la quota più bassa di donne occupate, pari al 42,5% del totale, a fronte di una media europea del 46%, e valori ancora più elevati di Francia (48,3%) e Germania (46,7%)”.

Per colmare il divario con l’Europa nell’occupazione femminile, riporta l’Ansa, sarebbero necessari 1.617.000 nuovi posti di lavoro destinati alle donne, mentre se si volesse dimezzare il divario servirebbero 250.000 nuove occupate l’anno per il prossimo triennio.

“Un divario talmente pronunciato da indicare un’assoluta priorità”

Già all’avvio del lockdown a febbraio 2020 il divario fra i tassi di occupazione era molto rilevante: 50% quello femminile e 68% maschile, riferisce OrizzonteScuola. Inoltre, la distribuzione regionale offre un ulteriore elemento per pensare alle strategie d’uscita dalla crisi. Ad esempio, tra il tasso d’occupazione femminile della Provincia Autonoma di Bolzano (67,9%) e della Sicilia (29,8%) il divario è talmente pronunciato da indicare “un’assoluta priorità che la politica non può permettersi di ignorare – aggiunge Roma – se vuole dare alla Fase 2 un’impronta di innovazione e non di semplice assistenzialismo”. Per questo motivo è necessario un intervento per incentivare l’occupazione e l’imprenditorialità femminile soprattutto nel Mezzogiorno.

“Senza donne continueremo nella pluridecennale traiettoria di stagnazione”

“Se davvero ci sarà un A.C. (Ante Covid) e un D.C. (Dopo Covid) dovremmo immaginare un futuro sostenuto da un’economia maggiormente profilata sui bisogni di un nuovo sociale – sottolinea ancora Roma – in cui conterà la salute, il sapere, lo smart working, la cultura, ambiti dove offrono un contributo decisivo le donne”. Accrescere la partecipazione femminile al lavoro è cruciale, ma intervenendo sui servizi e “non solo sui bonus, sulla flessibilità d’orario e sul lavoro a distanza – puntualizza il presidente della Rur -. Senza donne continueremo nella pluridecennale traiettoria di stagnazione”.

Agenzia immobiliare Giordano Mischi

Giordano Mischi è una azienda che opera nel settore immobiliare ed è specializzata nella vendita di attici, ville e appartamenti di lusso, la scelta migliore se si ha necessità di vendere o acquistare una nuova abitazione a Monza e in Brianza. Lo staff è notoriamente composto da consulenti qualificati e professionali, che assicurano serietà e competenza, conoscono perfettamente tutte le possibilità a disposizione sul territorio e lavorano per soddisfare le esigenza di qualsiasi tipo di clientela.

L’agenzia Giordano Mischi è specializzata in particolar modo nelle soluzioni di alto standing abitativo, per cui se stai valutando immobili o ville Monza di un certo prestigio, qui troverai sicuramente ciò di cui hai bisogno. L’area su cui opera questa importante realtà del settore comprende Monza e la Brianza (è possibile visionare in anteprima alcune soluzioni già sul sito), in particolare nella zona del centro storico e nel Parco di Monza.

Il marchio è da anni sinonimo di affidabilità e competenza, ed è noto anche per il suo continuo evolversi e per la professionalità dei suoi consulenti, motivi per i quali da oltre trent’anni Giordano Mischi è considerata un punto di riferimento del settore nella zona di Monza e Brianza. Inoltre, chi si rivolge a questa rinomata agenzia si avvantaggerà al tempo stesso della grande trasparenza con la quale vengono gestiti i rapporti con il cliente, in tutte le pratiche e dall’inizio alla fine della procedura di acquisto o vendita.

Il servizio è dunque di assoluto valore, sia che se ne usufruisca per l’acquisto o per la vendita di un immobile di prestigio, ed il cliente usufruirà della certezza di avere intorno a sé uno staff in grado di consentirgli di ottenere le migliori condizioni. Puoi prenotare il tuo appuntamento contattando il recapito telefonico 0392315115, o raggiungendo direttamente la sede in Via Italia 39 a Monza.

I cybercriminali sfruttano l’emergenza sanitaria per minacciare le aziende

Tempo di lockdown, ma non per il cybercrimine. Le minacce informatiche ai danni delle aziende non sono in quarantena, al contrario. In tutto il mondo l’emergenza Covid-19 ha visto un aumento vertiginoso degli attacchi informatici, che sfruttano l’emergenza sanitaria e la rapida ascesa dello smart working. Secondo Check Point Software Technologies, fornitore di soluzioni di cybersecurity a livello globale, l’emergenza sanitaria è una vera e propria “tempesta perfetta per la sicurezza delle aziende”.

Dai risultati di una ricerca condotta con Dimensional Research su 411 professionisti dell’It e della sicurezza, il 71% degli intervistati ha infatti segnalato un aumento delle minacce o degli attacchi dall’inizio dell’epidemia, e i tentativi di phishing sono considerati la principale modalità di attacco.

Il 95% dei professionisti It ha dovuto affrontare ulteriori problemi di sicurezza

Oltre al phishing, le aziende segnalano anche siti web dannosi che affermano di offrire informazioni o consigli sulla pandemia, seguiti da malware e ransomware. Sempre secondo la ricerca di Check Point Software Technologies il 95% dei professionisti It intervistati afferma di aver dovuto affrontare ulteriori problemi di sicurezza informatica a causa della diffusione del Covid-19.

Per i professionisti le tre sfide principali per arginare le minacce sono state la fornitura di un accesso remoto sicuro per i dipendenti (citato dal 56%), la necessità di soluzioni scalabili per l’accesso da remoto (55%) e di dipendenti che utilizzano soluzioni shadow It, come software, strumenti e servizi non testati, riporta Ansa.

Lo smart working nel mirino degli attacchi

Per i prossimi mesi il 61% delle imprese teme ancora rischi legati allo smart working, e il 55% ritiene che la sicurezza dell’accesso da remoto debba essere migliorata. Il 49%, invece, è preoccupato per la necessità di aumentare la sicurezza degli endpoint. Il dispiegamento di tecnologie più o meno adatte al telelavoro sta avendo un impatto notevole sull’impianto di sicurezza del sistema Paese. I lavoratori da remoto, infatti, stanno lasciando le tecnologie Enterprise in azienda (o nel Cloud di cui essa si serve) meno custodite di prima e i cyber criminali questo lo sanno bene, riferisce Cybersecurity.it. L’inflazione nel numero di aziende e nuovi servizi online sull’internet pubblico facilita le attività di ricognizione delle reti alla ricerca di vulnerabilità, che costituisce una delle prime fasi di qualunque tentativo di attacco informatico dall’esterno.

Vulnerabilità del telelavoro per la paura del Covid-19

Tali strumenti troveranno un maggior numero di bersagli e più rapidamente, concentrandosi inoltre sui più noti protocolli di rete usati da VPN, piattaforme di videoconferenza, desktop virtuali, nonché condivisione di dati, gestione di dispositivi (MDM) e di risorse. Di fatto stanno spuntando velocemente nuove campagne di phishing e di diffusione di malware, anche su smartphone, che sfruttano le paure legate al Covid-19. Al di là delle conseguenze dei data breach individuali, lo sfruttamento di una tale potenza di calcolo aggregata, nelle mani di una o più organizzazioni criminali, può trasformarsi in una minaccia estremamente importante da fronteggiare.

Residence Privilege Apartments | Domotica e risparmio energetico

I lussuosi appartamenti del Residence Privilege Apartments di Vimercate rappresentano la perfetta sintesi di quel che riguarda la domotica, e dunque la presenza di un elevato livello tecnologico che consente di controllare i dispositivi di casa, che quel che riguarda invece la sostenibilità ambientale, dato che i suoi lussuosi appartamenti sono stati realizzati tenendo a mente i concetti di risparmio energetico e superamento di ogni spreco. La particolare cura del loro design e la particolare tecnologia che contraddistingue ciascun appartamento sono in grado di regalare un soggiorno veramente speciale agli ospiti e farli sentire come a casa, grazie anche all’angolo cottura presente in ciascun alloggio nonché al bellissimo terrazzino di cui ogni appartamento dispone. Soluzioni d’alto profilo dunque, sia per chi è alla ricerca di una soluzione di alloggio per spostamenti personali o di piacere, che per quanti viaggiano invece per motivi di lavoro e necessitano di una soluzione che consenta al tempo stesso di potersi dedicare tranquillamente al proprio lavoro.

Questi appartamenti a Monza offrono inoltre tutta una serie di servizi particolarmente apprezzati dagli utenti quali il Wi-Fi gratuito, possibilità di inviare o ricevere fax, trasferimenti da e per gli aeroporti limitrofi, parcheggio privato, possibilità di portare con sé animali di piccole dimensioni, comodo servizio di lavanderia e stireria, deposito bagagli ed un bellissimo giardino in cui trovare il relax richiesto. C’è davvero tutto dunque per poter trovare il benessere desiderato, considerando anche la posizione strategica che consente di raggiungere facilmente Milano e Bergamo, oltre che Monza. È possibile provare a richiedere una quotazione online per scoprire la miglior tariffa disponibile per il periodo prescelto, o richiedere direttamente di ricevere un’offerta personalizzata sfruttando l’apposito form di contatto. Per informazioni è a disposizione il recapito telefonico 0395973861, il team sarà lieto di fornire rapidamente tutte le informazioni o indicazioni richieste.

Intelligenza artificiale più sostenibile, con nuovi circuiti e meno consumo energetico

Grazie a circuiti più veloci e minore consumo energetico l’intelligenza artificiale diventa più sostenibile. I nuovi circuiti di calcolo si basano anch’essi sulle reti neurali, ma permettono di svolgere operazioni complesse in modo più veloce, e di conseguenza, hanno bisogno di un apporto di energia inferiore.

Questo non accadrà nel futuro, ma è già realtà, perché il nuovo circuito già esiste, ed è stato sviluppato dal Politecnico di Milano. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances.

“I risultati di performance in termini di velocità e consumo di energia – spiegano i ricercatori del Politecnico di Milano – pongono le basi per una nuova generazione di acceleratori di Intelligenza artificiale, con maggiore efficienza energetica e migliore sostenibilità a livello globale”.

Elaborare i dati direttamente all’interno della memoria, come nel cervello umano

I nuovi circuiti, spiegano gli autori della ricerca, “mappano più fedelmente la struttura delle cosiddette reti neurali e le caratteristiche delle sinapsi biologiche, su cui si basano i sistemi di Intelligenza artificiale. Uno dei modi è elaborare i dati direttamente all’interno della memoria, esattamente come nel cervello umano”.

Grazie alle reti neurali, gli attuali sistemi di Intelligenza artificiale, come quelli utilizzati in un comune smartphone, sono in grado di riconoscere un volto o un oggetto, e di interpretare correttamente una parola o un brano musicale. Al costo, però, di un elevato consumo energetico, riporta Ansa.

Ridurre l’impronta ambientale delle reti neurali

“Le reti neurali – precisano i ricercatori del Politecnico di Milano – hanno, infatti, bisogno di un opportuno addestramento, così energeticamente oneroso che la loro impronta ecologica può eguagliare quella di cinque automobili in tutto il loro arco vitale”, aggiungono i ricercatori.

L’obiettivo dei nuovi circuiti è ridurre questa impronta ambientale, eseguendo calcoli complessi in una sola operazione. I nuovi circuiti riescono perciò a eseguire in una sola operazione una funzione cognitiva nota come regressione, utilizzando una memoria resistiva, chiamata memristore, che riesce a memorizzare un dato qualsiasi nel valore della sua resistenza.

Elementi di memoria organizzati in una matrice di pochi milionesimi di metro

Gli elementi di memoria sono stati quindi organizzati in una matrice delle dimensioni di pochi milionesimi di metro, e il primo test è stato determinare la retta che meglio descrive una sequenza di dati, permettendo ad esempio di prevedere l’andamento della Borsa sulla base di un semplice modello lineare.

È stata poi dimostrata la regressione logistica, che permette di classificare un dato all’interno di una banca dati. Questa funzione è fondamentale nei cosiddetti sistemi di raccomandazione, che rappresentano un importante strumento di marketing per gli acquisti sul web.

Asciugamani elettrico by Mediclinics

Quando ci si trova all’interno di un locale pubblico e bisogna utilizzare i servizi igienici, ma lo stesso dicasi nelle toilette di aeroporti e stazioni, una delle cose che dà più fastidio all’utenza è il dover asciugare le mani con panni che potrebbero essere stati toccati da altre persone o fazzoletti sui quali potrebbero annidarsi germi e batteri di ogni tipo. La carta poi, ha la caratteristica di non asciugare del tutto le mani nell’immediato e soprattutto di rilasciare quei fastidiosi piccoli residui sulla pelle. Chi gestisce esercizi commerciali o uffici di ogni tipo, così come chi si occupa della gestione delle toilette all’interno di edifici pubblici e grandi infrastrutture, sa bene quali siano le necessità dell’utenza e quali gli accorgimenti in grado di fornire un servizio molto più apprezzato. In particolare, l’asciugamani elettrico Mediclinics è quel tipo di dispositivo altamente tecnologico che affina un elegante design ad una efficienza mai vista prima.

Questo modernissimo dispositivo, interamente realizzato in Europa e quindi pienamente osservante della normativa vigente in materia di sicurezza, è in grado di asciugare le mani nell’arco di 10 o 15 secondi, grazie al suo getto potente. L’utente non deve far altro che mettere la mani in posizione ed il getto si avvierà automaticamente, e l’assoluto igiene sarà garantito proprio dall’assenza di qualsiasi tipo di contatto. L’assenza di una resistenza inoltre, garantisce consumi più bassi grazie anche alla possibilità di regolare la potenza di erogazione del getto. Un innovativo sistema di raccolta delle gocce farà in modo che queste vengano convogliate all’interno di un apposito serbatoio ed eviterà così il formarsi delle solite pozze d’acqua che genericamente si creano sui pavimenti. Quando il serbatoio sarà pieno, un apposito segnale acustico avviserà della necessità di vuotarlo, operazione che può essere fatta in pochissimi secondi. È possibile contattare il recapito telefonico 0264672220 per ulteriori informazioni o preventivi.

Cresce il mercato dell’usato, anche per gli smartphone

Così come quello delle auto di seconda mano cresce anche il mercato degli smartphone usati. A differenza di quello dei telefonini nuovi, che fa fatica in attesa di grandi novità, secondo un report della società di analisi Idc nel 2019 le consegne di smartphone usati sono aumentate del 17,6% rispetto al 2018, per un totale di 206,7 milioni di pezzi venduti. Che nel 2018 erano 175,8 milioni.

La scelta di acquistare uno smartphone usato o rigenerato, nasce dal desiderio di dotarsi di un modello che implementa caratteristiche complete senza dover sostenere un esborso economico troppo impegnativo. Il mercato dell’usato, soprattutto per modelli inizialmente acquistati non molto tempo prima, si rivela quindi essere particolarmente interessante. E per i prossimi anni secondo Idc le previsioni sono rosee, nel 2023 il numero potrebbe essere pari a 332,9 milioni di unità, con un tasso annuo medio di crescita pari al 13,6% dal 2018 al 2023, per un giro d’affari dell’ordine dei 67 miliardi di dollari.

Device già utilizzati oppure ricondizionati

L’andamento in crescita del mercato degli smartphone usati coinvolgerà tutti i Paesi, ma secondo Idc, in Nord America nel 2023, saranno riconducibili oltre un quarto delle consegne a livello mondiale di smartphone usati, riporta Ansa.

Idc fa confluire nel concetto di smartphone usati sia quelli già utilizzati e successivamente rivenduti, sia quelli ricondizionati, ovvero i dispositivi utilizzati e sottoposti a un processo che li rende nuovamente idonei all’utilizzo, e rivenduti tramite canali di vendita secondari che non comprendono la vendita tra privati.

Il 5G porterà un incremento di dispositivi vecchi non compatibili

La crescita delle vendite degli smartphone di seconda mano non sarà incentivata solo dal desiderio degli utenti di risparmiare, ma anche dalla transizione dalle reti 4G a quelle 5G, che determinerà l’arrivo sul mercato dell’usato di numerosi dispositivi di fascia medio alta non compatibili con la connettività di nuova generazione, riporta Skytg24. Modelli però ancora molto appetibili per i consumatori, nonostante manchino proprio del supporto alla nuova tecnologia di connettività.

Nel 2020 dovrebbero tornare a crescere anche le vendite dei modelli nuovi

Oltre alle vendite degli smartphone usati nel corso del 2020 dovrebbero tornare a crescere anche quelle dei modelli nuovi. Dopo il lieve calo registrato nel 2019 le consegne di nuovi device dovrebbero essere trainate dall’arrivo di nuovi iPhone economici, da una maggiore diffusione delle reti 5G, soprattutto in Cina, e dal debutto sul mercato di un numero sempre maggiore di dispositivi pieghevoli. Gli analisti prevedono che saranno consegnate più di 1,4 miliardi di unità (+1,5% a livello globale).

Diritto all’oblio sul web, il 22% delle richieste a Google arriva dai politici

Il Diritto all’oblio prevede che il gestore di un motore di ricerca sia responsabile del trattamento dei dati personali degli utenti, ed è obbligato a rimuovere i link a determinate pagine web dalla lista dei dati personali. “Diritto che si applica qualora l’informazione sia inesatta, inadeguata, non pertinente o eccessiva”, spiega Andrea Baggio, Ceo di ReputationUP, specializzata nella online reputation management, e l’eliminazione di contenuti diffamanti online.

La richiesta di rimozione viene perciò analizzata dai responsabili del motore di ricerca e vengono ponderati sia gli interessi dell’utente sia l’interesse pubblico ad accedere alle informazioni. E il 22% delle richieste di rimozione url pervenute a Google sulla base del Diritto all’oblio arriva da politici e funzionari statali.

La classifica di chi chiede di “ripulire” la propria reputazione online

Il dato, elaborato dal Centro Studi di ReputationUP, mette in evidenza quanto riportato nel Google Transparency Report dal giugno 2014 al febbraio 2020. E secondo la classifica di chi richiede di “ripulire” la propria reputazione online al primo posto risultano i minorenni, con il 42.0% delle richieste, al secondo politici/funzionari statali (22.2%), al terzo entità aziendali (18.8%), seguite da personaggi pubblici estranei alla politica (14.2%), e altri soggetti (2.8%).

Una sentenza storica per il settore della reputazione online

Degna di nota, nel settore della reputazione online, è la sentenza della Corte di Giustizia Europea emanata il 13 maggio 2014, incentrata sugli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti.  Il dispositivo parla per la prima volta di interesse pubblico quale discriminante del diritto di cronaca quando si tratta di informazioni “non adeguate, irrilevanti o non più rilevanti”.

Questo ha permesso a qualunque cittadino dell’Unione Europea di poter dar vita a un’azione giudiziaria per la rimozione di tutti i contenuti digitali compromettenti e non rilevanti all’interesse pubblico.

Perché il diritto a essere dimenticati non sta funzionando

Un diritto, quello di essere dimenticati, che però non sta funzionando come dovrebbe. A oggi, secondo dati aggiornati al mese di febbraio 2020, Google ha ricevuto circa 3.5 milioni di richieste, e a causa di questo, i tempi di risposta da parte del gigante americano possono essere molto lunghi e arrivare fino a due anni. Chi può permettersi di aspettare questi tempi lunghi per far valere il proprio diritto all’oblio? “Nessuno tra politici, manager e imprenditori può permettersi di aspettare così tanto per vedere la propria immagine online ripristinata – continua Andrea Baggio -. Per questo c’è bisogno dell’aiuto di professionisti, capaci di gestire la propria reputazione in tempi veloci, e nel migliore dei modi possibili”.