LinkedIn, nuove funzionalità per liberi professionisti e Pmi

Per aiutare chi è in cerca di lavoro, a mettere in risalto le proprie competenze, LinkedIn lancia Storia di copertina, Modalità Creatore di contenuti e Pagina dei servizi, le nuove funzionalità pensate proprio per aiutare anche i liberi professionisti e le Pmi a raccontare al meglio il proprio percorso e i propri servizi. Oltre alle nuove funzioni, LinkedIn permette di far sapere al proprio network che si è disponibili per un nuovo lavoro con l’hashtag #OpenToWork, utilizzabile nella cornice della propria foto profilo. I responsabili delle risorse umane, invece, possono anche utilizzare la cornice per immagine del profilo #Hiring, per segnalare alla propria rete di contatti i ruoli disponibili. In questo modo chi cerca lavoro può vedere più facilmente chi sta assumendo.

La Storia di copertina

La nuova funzione Storia di copertina del profilo LinkedIn può aiutare le persone a condividere attraverso i video la propria storia professionale in modo più autentico e coinvolgente. Chi è in cerca di lavoro può condividere i propri obiettivi di carriera e mostrare al meglio le proprie capacità ai recruiter e agli hiring manager. I liberi professionisti in cerca di nuove opportunità di business possono attirare nuovi clienti, condividendo informazioni sui servizi offerti dalla propria attività. Secondo una recente ricerca LinkedIn, il 75% dei responsabili HR ritiene infatti che un curriculum standard non sia sufficiente per valutare le competenze trasversali di un candidato, e quasi l’80% ritiene che il video sia diventato uno strumento importante quando si tratta di valutare i candidati

La Modalità Creatore di contenuti

I cosiddetti Creator, che condividono regolarmente informazioni dettagliate, pubblicano contenuti e stanno lavorando per far crescere i propri follower su LinkedIn, ora possono attivare la nuova Modalità Creatore di contenuti. Basta aggiungere il pulsante ‘Segui’ sul profilo, così da poter condividere di più sulle proprie competenze. C’è anche la possibilità di includere altri hashtag in linea con i propri interessi, come ad esempio #design o #mentorship.  Al contempo, le sezioni Featured e Activity appariranno nella parte superiore del profilo per visualizzare meglio i contenuti.

La Pagina dei servizi

I freelance e i titolari di piccole imprese saranno in grado di creare una Pagina dei servizi direttamente dal loro profilo, elencando i servizi che offrono e in questo modo attrarre nuovi potenziali clienti. Elencare i servizi offre ai membri di LinkedIn una maggiore visibilità all’interno della community globale, che conta circa 740 milioni di membri, dei quali 15 milioni in Italia. Nei prossimi mesi, LinkedIn aggiungerà altri modi per gestire i servizi e le interazioni con la clientela dalle pagine dedicate ai servizi. Presto, infatti, sarà possibile anche trovare l’introduzione delle valutazioni e delle recensioni direttamente sulle Pagine dei servizi.

Indagine Kaspersky: il 16% degli italiani consente sempre l’accesso di app e servizi a microfono e webcam

Gli italiani sono consapevoli dei rischi di lasciare sempre libero l’accesso a microfono e webcam alle varie app scaricate, eppure… non fanno niente per proteggersi. Ben il 16% dei nostri connazionali, infatti, consente ad applicazioni e servizi di accedere al microfono e alla telecamera, anche se il 50% è perfettamente a conoscenza dei potenziali pericoli, in particolare quello di essere spiati. Inoltre, il 51% degli italiani teme che questo possa avvenire attraverso software malevoli. I dati sono il frutto di un’indagine condotta da Kaspersky Consumer IT Security Risks Survey su un campione di 15.000 persone a livello globale che ha svelato le diverse abitudini in tema di privacy online.

Nuove criticità con le nuove tecnologie

Queste problematiche relative alla privacy sono emerse negli ultimi mesi, mesi che hanno visto un aumento esponenziale dell’utilizzo di sistemi di videoconferenza. Ad esempio, Microsoft Teams ha registrato un incremento del 894% solo nel periodo febbraio.-giugno 2020. Visto che nell’ultimo anno queste applicazioni hanno consentito alle persone di gestire il proprio lavoro, i contatti sui social media e di soddisfare le esigenze di intrattenimento, gli utenti hanno comprensibilmente deciso di autorizzare l’accesso ai microfoni e alle webcam dei diversi dispositivi per facilitare le connessioni. Questi strumenti hanno arricchito l’esperienza online e facilitato la transizione digitale, ed è per questo che secondo i dati di Kaspersky, il 16% degli italiani concede sempre l’autorizzazione. A livello globale, è addirittura il 27% degli utenti tra i 25 e i 34 anni, a consentire sempre l’accesso. Gli over 55, invece, sono più accorti e ben il 38% “blocca” sempre l’accesso a microfono e webcam da parte di app e servizi.

Meglio adottare sistemi di protezione

La cybersecurity è una tematica su cui c’è sempre più consapevolezza e, pur continuando ovviamente a utilizzare sistemi per videoconferenze o video chat, è opportuno seguire alcune semplici precauzioni per essere protetti anche nel mondo digitale. In particolare, gli esperti consigliano di acquistare un copri webcam per poterla oscurare quando non viene utilizzata, così come di scaricare sistemi di protezione avanzati (e aggiornarli). Ancora, vale la pena dedicare un po’ di tempo ad analizzare quali delle proprie applicazioni abbiano l’autorizzazione ad accedere alla webcam o al microfono, e rimuovere le autorizzazioni non necessarie. Con questi facili accorgimenti, si azzerano i rischi e si possono utilizzare liberamente tutte le potenzialità dei nuovi, preziosissimi sistemi di videoconferenza.

Quali saranno le superpotenze del 2030?

Usa e Cina oggi sono le due superpotenze più grandi, e sono viste come un importante fattore destabilizzante in tutto il mondo. La Russia non fa eccezione, ma rispetto a due anni fa, genera meno paure della Cina.  D’altra parte, l’UE è percepita come il fattore più stabilizzante, ma ci si aspetta che non sieda più al tavolo delle superpotenze. Si tratta di alcune evidenze del sondaggio mondiale sulla percezione delle superpotenze internazionali e delle loro politiche condotto da Gallup International Association, di cui BVA Doxa è membro finanziatore, su oltre 42.000 cittadini di 45 paesi in tutto il mondo.

Usa, Cina, Russia, Giappone e India

Il 56% delle persone in tutto il mondo concorda sul fatto che nel 2030 gli Stati Uniti saranno ancora una superpotenza, anche se negli ultimi anni l’influenza politica della Cina ha guadagnato sempre più attenzione. Questo è forse il motivo per cui le persone in tutto il mondo sono più certe che la Cina nel 2030 sarà una superpotenza. Tranne in India, dove sembrano rifiutare questa possibilità. Anche la Russia è percepita come una superpotenza, ma più di un terzo degli intervistati è in disaccordo, soprattutto gli stessi russi (41%). Quasi la metà della popolazione poi non è d’accordo sul Giappone come una superpotenza nel 2030, e la meno attesa come superpotenza di domani è l’India: solo il 16% degli intervistati afferma infatti che tra 10 anni il Paese rappresenterà un importante fattore internazionale.

Le superpotenze percepite come fattori destabilizzanti

Sono gli Stati Uniti a essere percepiti come la forza più destabilizzante, e gli atteggiamenti verso le politiche USA negli ultimi anni sono rimasti invariati. Anche la Russia è considerata come una potenza destabilizzante, così come la Cina. Le percezioni sulla Cina nel mondo sono identiche a quelle sugli Stati Uniti e sulla Russia, con circa la metà degli intervistati che considera il paese un fattore internazionale destabilizzante. Sebbene non si preveda che rimanga una superpotenza tra 10 anni, l’UE è invece l’unica superpotenza attuale valutata a livello mondiale come un fattore piuttosto stabilizzante sulla mappa politica.

Cosa ne pensano gli italiani

Secondo gli intervistati italiani il Paese con più probabilità di essere una superpotenza nel 2030 è la Cina, con il 75% degli italiani che lo dichiara. Subito dopo, gli italiani indicano come superpotenze USA (63%), Russia (58%), Giappone (51%), e India (23%). Proprio come i cittadini dell’Unione Europea, solo il 18% degli italiani crede che l’UE stessa sarà una superpotenza, ma il lato positivo è che il 33% di loro pensa all’UE come a un fattore stabilizzante sulla mappa politica globale. L’Unione Europea è infatti considerata dagli italiani il fattore più stabilizzante nello scenario internazionale, seguita da Russia (28%), USA e Cina (entrambi 26%).

La decorazione eclettica

Dicono che dalla diversità nasca l’armonia. Ciò è vero soprattutto in tema di arredamento per la casa, ed è facilmente riscontrabile nelle case delle persone che conosciamo, all’interno delle quali è possibile riscontrare sempre elementi di arredo diversi tra loro che comunque messi in relazione l’uno con l’altro danno forma ad uno stile diverso e particolare.

La bellezza è insita nella diversità

In effetti nella varietà risiede il gusto, ovvero il mescolare elementi di differenti stili di decorazione che consentono di ottenere una particolare armonia quando vengono messi l’uno accanto all’altro. Una delle cose belle del decorare gli interni è che non esistono regole stabilite, ma ciascuno di noi è libero di scegliere in base ai colori o materiali che preferisce, scegliendo così mobili, arredi, suppellettili e specchi di design in base al proprio gusto personale.

Gioca con i colori e crea una atmosfera armoniosa

Nel decorare una casa è possibile giocare con i colori e i rivestimenti dei mobili, dato che queste sono le superfici più grandi per quel che riguarda gli arredi e dunque il loro colore o la loro trama è in grado di risaltare rispetto tutti gli altri elementi presenti. Dunque anche elementi che all’apparenza sembrano non avere nulla in comune tra loro, messi all’interno dello stesso ambiente sono in grado di creare una atmosfera particolare e armoniosa.

Scegli i materiali giusti

 È importante ricordare che quando devi scegliere dei mobili per una stanza, la prima scelta che devi fare non è quella relativa alle forme bensì quella relativa ai materiali, i quali possono essere legno, metallo o plastica, e devi pensare che questi dovranno coesistere tra loro tutte all’interno della stessa stanza. Non preoccuparti se talvolta alcuni di questi elementi possono avere colori completamente differenti tra loro In quanto anche le diverse cromaticità possono apportare del valore al risultato finale, per cui lasciati guidare solamente dal tuo gusto.

Questo tipo di decorazione, prende il nome di eclettica, prevede proprio il combinare diversi stili all’interno dello stesso ambiente rendendoli armoniosi tra loro.

I trend sulla privacy: analisi comportamentale, raccolta dati e regolamentazioni più severe

Il 2020 ha dimostrato quanto i servizi digitali e un’infrastruttura connessa siano diventati importanti. Una consapevolezza che ha portato cittadini, organizzazioni e governi ad avere una percezione e un atteggiamento diverso nei confronti della privacy. Sulla base delle tendenze osservate nel 2020 gli esperti di Kaspersky hanno condiviso la loro visione sulla privacy rispetto ai cambiamenti previsti per il 2021. Tra le sfide più evidenti gli esperti hanno individuato quella che vede gli stakeholders di diversi settori in contrapposizione, mentre i vendor di tutte le dimensioni inizieranno a raccogliere grandi quantità di dati diversi tra loro, portando i governi a varare nuove normative. Da parte loro, invece, gli utenti inizieranno a percepire la privacy come un elemento di valore per il quale sono disposti a pagare.

La privacy comporterà un costo, e crescerà la domanda di dati sulla salute

La privacy dei consumatori diventerà quindi una proposta di valore, e nella maggior parte dei casi, comporterà un costo. L’incremento della raccolta di dati durante la pandemia e il fermento politico che ha coinvolto le piattaforme digitali hanno favorito la consapevolezza rispetto alla raccolta incontrollata di dati. Il numero di utenti che desidera preservare la propria privacy è sempre più alto, e le organizzazioni stanno rispondendo con prodotti dedicati sempre più specifici. I vendor di dispositivi smart per il settore healthcare raccoglieranno poi dati sempre più eterogenei per usarli nei modi più disparati. I dati raccolti da fitness tracker, misuratori della pressione sanguigna e da altri dispositivi vengono già utilizzati in alcuni casi giudiziari o da responsabili marketing e assicuratori. Poiché la salute è un tema che riguarda l’intera opinione pubblica, la domanda di questi dati non potrà che crescere.

Nuovi regolamenti per ostacolare la privacy online

Quanto ai governi, punteranno ai dati a disposizione delle big-tech e saranno sempre più attivi da un punto di vista normativo, introducendo regolamenti al fine di ostacolare la privacy online. Le aziende di dati invece cercheranno informazioni da fonti sempre più originali, talvolta intrusive, per alimentare i sistemi di behavioral analytics, e le organizzazioni che lavorano in questo settore troveranno modi sempre più creativi per profilare gli utenti. Man mano che le aziende diventeranno più consapevoli dei dati di cui hanno effettivamente bisogno e i consumatori si opporranno alla raccolta incontrollata di informazioni, emergeranno strumenti di privacy più avanzati, mentre le big-tech garantiranno nuovi e rigidi standard per gli utenti. Emergeranno hardware più evoluti che permetteranno agli sviluppatori di creare strumenti in grado di elaborare i dati in maniera avanzata, diminuendo così la quantità di quelli condivisi dagli utenti con le organizzazioni.

La pandemia accelera il business green. I 5 eco trend del 2021

La tendenza verso comportamenti di consumo più consapevoli è in atto da almeno un decennio, ma la pandemia costringe a tenere ancora più conto dell’ambiente. Nel 2021 la sostenibilità sarà più che mai all’ordine del giorno, e secondo Michael Stausholm, fondatore e ceo di Sprout World, saranno 5 i macro trend più importanti quest’anno, di cui il primo è proprio una maggiore attenzione alla sostenibilità. Da ‘nice to have’ la sostenibilità diventerà ‘need to have’, ovvero, non sarà più solo qualcosa da citare sul proprio sito aziendale perché fa una buona impressione, ma una necessità fondamentale nell’attività e nella strategia di impresa. Insomma, è arrivato il momento di tradurre le buone intenzioni in azioni e programmi concreti.

Occhi puntati sul greenwashing

Il greenwashing è concepito con l’obiettivo di far credere alle persone che l’azienda sta facendo molto per proteggere l’ambiente di quanto non faccia in realtà. Ma la crisi da Covid-19 ha reso insofferenti ai marchi che millantano credito dal punto di vista ambientale e sostenibile. Sia i media sia i consumatori hanno gli occhi puntati sul greenwashing, sarà perciò fondamentale fare attenzione a quello che si porta avanti, e a come lo si comunica.

Nel 2021, il secondo trend sarà proprio una maggiore richiesta di prove concrete per verificare cosa si nasconde dietro le parole utilizzate dalle aziende.

Focus su blockchain e sugli incontri virtuali

La stragrande maggioranza dei prodotti di consumo è prodotta in Cina, facendo emergere problemi come il blocco delle forniture dovuto alla pandemia e il controllo, da parte delle aziende, su come vengono realizzati i loro prodotti. Ecco perché nel 2021 molte aziende europee e americane riporteranno la loro produzione nei rispettivi continenti (terzo trend).

Il 2020 poi ha mostrato quanto lavoro a distanza e meetup possono essere organizzati con successo. Naturalmente gli eventi virtuali non possono sostituire le interazioni di tipo fisico, ma ci siamo resi conto che possiamo essere molto più selettivi nel modo in cui spendiamo le nostre risorse. In tempi post-pandemici, questa è una lezione che ricorderemo, e a cui ci atterremo in futuro con impatti positivi importanti per la salute del pianeta (quarto trend).

È ora di ridimensionare gli uffici

Con la crescita del lavoro a distanza molti imprenditori si stanno chiedendo se uffici di grandi dimensioni siano davvero una necessità, riporta Adnkronos. “In Sprout World stiamo esaminando la possibilità di lasciare il nostro ufficio centrale, che è molto grande e spesso mezzo vuoto, per affittare uffici di co-working – spiega Michael Stausholm -. In questo modo, noi, e molte altre aziende in tutto il mondo, risparmieremo Co2 non spostandoci quotidianamente”. Nel 2021, la regola di meno spazio e maggiore flessibilità diverrà la norma (quinto trend), e la riduzione del pendolarismo sarà un miglioramento importante per il pianeta.

Space Economy, potenziale di business e innovazione

La Space Economy non è più solo la frontiera dell’innovazione tecnologica, ma anche di business per tutte le imprese che fanno parte della tradizionale industria spaziale, dai fornitori di servizi digitali alle aziende End User interessate alle applicazioni finali. Il potenziale della Space Economy però è ancora tutto da cogliere. Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Space Economy della School of Management del Politecnico di Milano, a livello globale gli investimenti governativi nella space economy sono pari a circa 90 miliardi di dollari, di cui poco meno della metà negli Stati Uniti. In Italia gli investimenti sono decisamente inferiori (1,13 miliardi nel 2018), ma lo spazio è al centro della strategia del Paese.

Italia seconda in Europa

L’Italia è uno dei sette Paesi a essersi dotato di un’agenzia spaziale con un bilancio superiore al miliardo. È quinta al mondo e seconda in Europa per spesa in rapporto al PIL (0,55%), ed è  il terzo contribuente dell’Agenzia Spaziale Europea con 665,8 milioni di euro nel 2020, dietro a Germania e Francia. Per spingerne ulteriormente lo sviluppo il governo ha varato il Piano Strategico Nazionale Space Economy, del valore di 4,7 miliardi di euro.

La filiera dello spazio

I player che compongono l’ecosistema della Space Economy operano principalmente in quattro ambiti, Earth Observation, Satellite Navigation, Satellite Communication, e Accesso allo Spazio, ovvero l’insieme delle attività per l’esplorazione spaziale. La Space Economy è in grado di abilitare nuove applicazioni e servizi innovativi sia fra gli operatori della tradizionale industria spaziale sia fra i fornitori di servizi digitali basati su tecnologie spaziali. In Europa circa un centinaio di aziende si occupa di data processing e sfruttamento dei dati satellitari, concentrate prevalentemente in Regno Unito e Francia. I settori più coinvolti da queste attività sono produzione e distribuzione di energia, agricoltura, trasporti terrestri e marittimi, protezione ambientale. 

Il futuro della Space Economy

Fra i principali trend della Space Economy del futuro il primo è il progressivo abbassamento dei costi per le aziende spaziali, dovuto all’allungamento della vita utile degli asset spaziali e una loro maggiore interconnessione per migliorarne le performance. Il secondo è la sostenibilità: le tecnologie spaziali possono contribuire agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030, ad esempio aiutando a sviluppare l’internet satellitare.

Connettività, disponibilità di dati e digitalizzazione sono un altro elemento fondamentale per spingere la crescita della Space Economy.

Cogliere le opportunità offerte da questi trend sarà possibile solo con una regolamentazione favorevole all’innovazione, che consenta alla filiera nazionale di operare in condizioni di vantaggio competitivo e di attrarre capitali.

Pmi e sostenibilità, una sfida per uscire dalla crisi

La sostenibilità può aiutare a uscire più rapidamente dalla crisi economica innescata dalla pandemia. Ne è convinto il 30% delle Pmi italiane, una percentuale che sale al 39% tra le aziende con almeno 50 dipendenti. Oltre l’80%, poi, considera la sostenibilità un elemento importante nelle scelte strategiche e di investimento. E un ulteriore 80% ritiene di dover valutare gli aspetti ambientali, sociali e di governance nella concessione del credito. Più in generale, le aziende italiane ritengono anche indispensabile incrementare informazione e promozione sugli strumenti di finanza sostenibile. Lo affermano i risultati dell’ultima indagine di BVA Doxa per il Forum della Finanza Sostenibile, condotta su un campione rappresentativo di 477 Pmi italiane.

Opportunità e sfide

Nel nuovo contesto socio economico condizionato dalla pandemia il 37% delle Pmi prevede quindi un aumento dell’attenzione sui temi ambientali, sociali e di governance (ESG). La dimensione ambientale è quella più conosciuta, apprezzata e codificata dalle Pmi, ma i maggiori benefici che derivano dal perseguire iniziative di sostenibilità sono legati a strategie di marketing e di prodotto per il 73% del campione, e per il 52% al miglioramento della reputazione e dell’attrattività dell’azienda. I freni per lavorare in chiave sostenibile sono rappresentati principalmente da costi più elevati (52%), e da difficoltà burocratiche, come ad esempio, ottenere e mantenere le certificazioni (50%).

Il ricorso all’Investimento Sociale e Responsabile

La maggior parte delle Pmi considera la sostenibilità un elemento importante nelle attività finanziarie e creditizie. Infatti, l’80% ritiene che gli operatori finanziari dovrebbero affiancare gli indicatori ESG a quelli tradizionali per valutare adeguatamente il merito creditizio. Per il 33%, poi, i progetti sostenibili dovrebbero beneficiare di condizioni di finanziamento migliori, mentre il 70% dichiara di raccogliere dati ESG a uso interno, per gli stakeholder oppure da rendere disponibili al pubblico. Il ricorso all’Investimento Sociale e Responsabile (SRI) presenta ancora ampi margini di progressione. Infatti, solo un’azienda su tre ha preso in considerazione i prodotti di finanza sostenibile, e meno del 30% ha adottato strumenti come i rating di sostenibilità o ha redatto una Dichiarazione Non Finanziaria.

Le banche sono il punto di riferimento principale

La ragione principale consiste nel fatto che promozione e comunicazione sono ancora limitate, tanto che al 70% delle aziende intervistate non è mai stato proposto di valutare forme di finanziamento per progetti sostenibili. Gran parte delle Pmi, infatti, chiede agli operatori finanziari di incrementare termini economico-finanziari, reputazionali e di marketing/posizionamento. In ogni caso, le banche emergono ancora come il principale punto di riferimento. La maggior parte delle Pmi attribuisce loro una funzione importante sia nella scelta degli strumenti finanziari (41%) sia nella promozione dei prodotti SRI (35%).

Denaro contante e Covid: in 9 milioni hanno paura del contagio

Sono oltre 9 milioni gli italiani che dichiarano di non usare più monete e banconote per paura di essere contagiati dal virus Covid-19. Se, a livello nazionale, la percentuale di chi afferma di abbandonare il contante per paura del contagio è pari al 19%, a essere più propensi a questa scelta sono gli uomini, il 21% rispetto al 17% delle donne, e i residenti nelle aree Nord-Ovest (24%).

Si tratta dei dati di un’indagine di Facile.it condotta dall’istituto di ricerca EMG Acqua a metà ottobre 2020.

Gli italiani non rinunciano a monete e banconote per spese di piccolo taglio

Per i pagamenti delle piccole spese quotidiane il 64% degli italiani usa ancora in via esclusiva o preferenziale il denaro contante, ma alla luce di alcuni provvedimenti del Governo, come cashback e lotteria degli scontrini, qualcosa sembra pronto a cambiare. Il 59,4% del campione intervistato dichiara che considerati questi incentivi, da ora in avanti userà maggiormente carte di credito, bancomat e prepagate. A fare da contraltare, però, il 20,4% degli intervistati (26,1% nei centri abitati con oltre 100.000 residenti) sostiene di non avere alcuna intenzione di rinunciare a monete e banconote se la spesa è di piccolo taglio.

Zero commissioni? La parola ai clienti

Quale opinione hanno i consumatori sull’abolizione delle commissioni a carico degli esercenti per importi inferiori a 5 euro pagati con moneta elettronica? Come prevedibile, la stragrande maggioranza degli intervistati (89,6%) è favorevole all’eliminazione, ma quello che colpisce sono le motivazioni. Quasi 1 su 3 (31,3%) afferma infatti di essere favorevole perché ritiene questo possa fare emergere una buona parte di evasione fiscale. Appena meno (29,6%) sono coloro per cui questo provvedimento avrebbe come effetto quello che gli esercenti non avrebbero più scuse per non accettare pagamenti con carte elettroniche anche per piccoli importi. E uno su quattro (26,2%) dichiara invece di essere favorevole perché ciò consentirebbe di limitare l’uso del denaro contante e, così, potrebbe aiutare a contenere la diffusione del Covid.

Dire o no addio al contante

Se più di un italiano su quattro (27,1%) oggi usa esclusivamente denaro contante il 36,9% ricorre alla carta unicamente se si trova a non avere in tasca monete o banconote.

C’è poi chi usa prevalentemente la carta elettronica e ricorre al contante solo se il commerciante non accetta pagamenti elettronici (29,4%), e chi, nel caso il commerciante non accetti carte elettroniche, cambia negozio (6,6%). Ma quali sono le ragioni per cui oltre 16 milioni non vogliono dire addio al contante? Per il 18% il contante viene percepito come più comodo, il 17,2%) ha difficoltà a controllare le proprie spese personali e il 16,8% ha paura di furti e clonazioni. Il 4%, poi, non vuole rinunciare a monete e banconote per timore di essere controllato.

Laser industriali: migliore produttività e costi contenuti

Una delle sfide che oggi interessa maggiormente l’intero settore industriale e quello della produzione in genere, è il riuscire ad aumentare il livello di produttività per rispondere in maniera soddisfacente alle richieste di mercato ma soprattutto alle richieste da parte dei clienti, che sono sempre più esigenti dal punto di vista dell’evasione degli ordini e dunque dei tempi di consegna.

Maggiore precisione di taglio e affidabilità

Questo è il motivo per il quale realtà produttive di ogni settore trovano nei laser industriali l’alleato perfetto in grado di consentire loro di riuscire a produrre più pezzi in un arco di tempo ristretto, aumentando al tempo stesso la qualità della produzione. Il laser infatti è gestito autonomamente da un robot, ed è in grado di garantire una precisione di taglio che non teme paragoni sia per quel che riguarda la cura dei più piccoli particolari che per la curvatura e tutte le altre difficoltà di taglio, saldatura o marcatura che di norma interessano il taglio laser quando questo è gestito da un operatore umano.

Vi è inoltre da considerare che c’è un interessante ritorno a livello economico in quanto chiaramente è necessaria meno manodopera e soprattutto un numero di ore lavorative inferiore per produrre lo stesso numero di pezzi. Dunque i vantaggi nell’operare con i laser industriali sono notevoli e per questo vi fanno ricorso realtà aziendali di ogni settore: dall’ambito medico-estetico a quello militare, dal settore aerospaziale a quello dell’industria automobilistica, giusto per citare alcuni esempi.

I laser industriali di Optoprim

Sul sito di Optoprim è possibile visionare un’ampia panoramica di laser industriali così da farsi un’idea su quelli che possono essere i laser maggiormente adatti alla tipologia di utilizzo che se ne intende fare. Ad ogni modo è possibile richiedere una consulenza specifica e lasciarsi così aiutare dallo staff, il quale sarà certamente in grado di individuare la soluzione che maggiormente è in grado di soddisfare le necessità specifiche.